Scrittori si nasce?

 

Totò - primo piano con citazione da "signori si nasce"

 

Signori si nasce, e io lo nacqui, modestamente!

Così recitava la celebre frase del film Signori si nasce (del 1960) ed a pronunciarla era proprio il protagonista, Ottone Degli Ulivi, detto Zazà, personaggio interpretato da Antonio de Curtis, in arte Totò, il comico italiano più conosciuto ed amato. Parafrasando la citazione di Totò, mi sono chiesta se scrittori si nasce oppure si diventi. Come già accennato in un precedente post, riguardante la scrittura creativa, sono portata a pensare che si, scrittori si nasce! La mia idea è che sia eccezionale diventare scrittori, in quanto il talento è un qualcosa di innato, che nessuno ci può insegnare. Ebbene si, per quanto mi riguarda chi ci riesce rappresenta un’eccezione ad una regola, una felicissima eccezione.

La sottile differenza tra lo scrivere ed essere uno scrittore

Tutti noi nell’infanzia abbiamo imparato a leggere e scrivere, attraverso studio e lettura abbiamo poi appreso, con il passare del tempo, ad impiegare al meglio le parole, utilizzando il termine o magari il suo sinonimo che in una determinata frase abbiamo ritenuto più idoneo. Questi passaggi pongono le basi per la conoscenza della nostra lingua, ma non è semplicemente con l’impadronirsi dell’ABC che si scriverà un best seller. Senza il talento che la natura ci fornisce e soprattutto senza nutrirlo, lasciando che cresca insieme a noi ed alle nostre esperienze, non sarà possibile ottenere un buon risultato.

Oltre a padroneggiare la sua lingua uno scrittore crea un suo personale linguaggio, fatto di termini ed immagini ricorrenti, che spesso lo rendono piacevolmente riconoscibile. Che si tratti dei toni o anche solo attraverso l’uso della punteggiatura, ogni dettaglio è importante e  contribuisce a definirne lo stile. La stessa penna potrà sperimentare tra i generi letterari, ma la mano che la muove sarà piacevolmente riconoscibile.

Una volta scoperto il talento è necessario mettere in moto la fantasia, sfruttando ogni fattore di ispirazione e plasmandolo a proprio gusto, incanalando emotività, sviluppando trame, senza mai smettere di creare.

Rituali quotidiani e stranezze da artisti

Spesso gli artisti, compresi gli scrittori, ricorrono a dei Rituali quotidiani, che li aiutano a trovare ed incanalare l’ispirazione ed eccone alcuni curiosi esempi:

  • Somerset Maugham (che annovera al suo attivo 78 libri nei suoi quasi 92 anni di vita) ha composto sempre dopo un bagno caldo, seduto a un tavolino posto davanti a una parete vuota
  • Murakami si sveglia all’alba e pianifica accuratamente le sue sessioni di scrittura, corre da 25 anni (ha infatti anche scritto un noto libro sulla corsa) e va a letto alle 21:00
  • Proust rilevava che fosse “davvero insopportabile subordinare una vita intera al confezionamento di un libro” e per alimentare il suo demone si svegliava a metà pomeriggio, mangiava due croissant e scriveva a letto. “Dopo dieci pagine sono distrutto”, annotava e si faceva supportare da una compressa di caffeina, la neutralizzandola con un barbiturico al fine di dormire
  • Thomas Wolfe era alto quasi due metri e si applicava alle sue opere di notte e in piedi, appoggiato al frigorifero. Aveva in precedenza un’altra singolare abitudine: gingillarsi con la sua “conformazione virile”, come comunicò allo stupito editore, un input giornaliero alla sua creazione letteraria
  • Jean Paul Sartre, al contrario, era convinto che l’intensa vita mondana fosse uno stimolo alla riflessione filosofica assommata a “due pacchetti di sigarette, più di un litro d’alcool e una dose smisurata di Corydrane, una miscela di anfetamine e aspirine che andava di moda tra gli intellettuali parigini”, come riferisce la sua segretaria
  • Lev Tolstoj di mattina non rivolgeva mai la parola ai famigliari e dopo la toeletta e la colazione, rigorosamente a base di due uova sode, si ritirava nel suo studio con una tazza di tè, per non uscirne prima delle cinque del pomeriggio
  • Umberto Eco sapeva sfruttare i ritagli di tempo, riuscendo ad elaborare i suoi complicati intrecci persino nella “toilette di un treno”
  • Dickens si svegliava sempre alla stessa ora, si immergeva così tanto nel lavoro da pranzare velocemente ed in silenzio, per poi ritornare subito all’opera; scriveva ogni giorno 2000 parole e camminava per 3 ore, traendo ispirazione dalle sue passeggiate

A raccogliere questi aneddoti è stato Mason Currey, nel suo libro Rituali quotidiani. Tutti gli esempi contenuti nel libro forniscono un importante spunto di riflessione, ma così come non tutti utilizzano una scaletta o un indice per scrivere, non è detto che un rituale faciliti l’ispirazione e la produzione letteraria. Vi invito comunque a sfogliare questo interessantissimo testo e vi sfido a trovare il rituale più singolare.

Non si diventa scrittori, si nasce.

Dunque eccomi qui a pormi di nuovo questa domanda: scrittori si nasce? Io credo proprio di si e se le premesse della scrittura si palesano nel padroneggiare un linguaggio ineccepibile, creare il proprio stile senza mai smettere di arricchire il proprio vocabolario, trarre l’ispirazione da tutto ciò che ci circonda e visualizzare la trama che stiamo per creare attraverso i filtri della nostra esperienza ed emotività; ciò da cui un ottimo scrittore non può sicuramente prescindere è proprio la lettura, perché leggere moltissimo è fondamentale.

La mia spassionata opinione? Scrittori si nasce, si, ma si cresce leggendo.

E voi, cosa ne pensate? Ed ancora, quali sono i vostri rituali quotidiani e da dove traete l’ispirazione?

A.

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