Breve trattato sulle coincidenze – di Domenico Dara

Breve trattato sulle coincidenze - copertina e ciliegia su sedia biancaLa prima lettura della nostra rubrica lievitatissima mi è stata suggerita da un’immagine che si è formata in mente a occhi chiusi quando ho deciso di raccontare questo libro: una grande, ruvida forma di pane casareccio, croccante, tondissima e perfettamente circolare; meglio, una bella forma a ciambella in cui non si distinguono l’inizio e la fine e che va mangiata semplicemente così, senza altro companatico se non un filo di olio “buono”.

E Breve trattato sulle coincidenze, un romanzo di Domenico Dara del 2014 che io ho recuperato nell’edizione tascabile BEAT in color uovo di pettirosso, è proprio, nel mio immaginario, una storia a ciambella che si sigilla, si chiude e si completa passando da un’epigrafe che parla di lettere d’amore a una dottissima nota finale di Platone.

La trama è presto detta

In un paesino del catanzarese, Girifalco (e anche qui c’è a mio parere un rimando all’idea del cerchio e del tondo), alla fine degli anni Sessanta e alla vigilia dello sbarco del primo uomo sulla Luna, si dipanano le vicende dei più vari abitanti. Su tutti spicca il protagonista, un malinconico postino senza nome, che, come lui stesso ammette più volte nel corso della storia, vive da lontano.

Il nostro postino ha due doti mirabilissime: una sensibilità rara e di un acume così speciale da farlo sentire un filosofo mancato, ma soprattutto riesce a imitare perfettamente qualsiasi grafia gli capiti davanti. Combinando insieme queste abilità particolari, riesce a portare avanti un progetto segreto. In fondo, pensa, non si viola alcun segreto, perché anche comari pettegole, preti e medici origliano, ascoltano e conoscono i segreti. In questo modo veniamo a conoscenza insieme a lui di

un mondo straordinario in cui tutti sembravano avere una vita parallela fatta di confessioni, segreti, amori, dolori clandestini

dal comunista integerrimo Ciccio il rosso che chiede il permesso a Berlinguer di votare per la DC soltanto una volta per aiutare il figlio e alla madre che riceve le lettere dal figlio emigrato nella lontana Romania.

Fino a quando alcune lettere diverse dalle altre, con uno strano sigillo di cera inciso finemente, non mettono in moto una catena di eventi molto intensi e misteriosi, che danno una scossa al suo apatico modo di vivere.

Dalla storia a ciambella ho tagliato tre fette che ho assaporato con grande piacere:

Le coincidenze

Quelle che il postino annota sono vicissitudini curiose che gli capita di osservare giorno per giorno, dalla prime più semplici su fatti di cronaca avvenuti qualche anno prima, alle ultime archiviate molto più intime e personali. Lette tutte insieme, in successione le une di seguito alle altre, costituiscono una sorta di mappa o meglio di manuale sviluppato punto per punto per orientarsi al meglio; per questo dai tanti indizi sparpagliati qua e là tra le righe e dalle coincidenze più disparate il nostro amico postino prenderà un’importante decisione.

Se ci pensiamo bene, le nostre vite sono costellate di coincidenze, di cui spesso neanche ci accorgiamo ed è un peccato, perché grazie a loro, come Pollicino, solo prestando più attenzione potremmo ritrovare la via di casa:

la coincidenza è il sassolino lanciato sul sentiero per indicare la via del ritorno, l’incontrovertibile prova che noi ci troviamo nel punto in cui avremmo dovuto essere.

Per me, la coincidenza più particolare che mi è capitato di incontrare riguarda le date di nascita: io, mia mamma, mio nonno e il mio bisnonno siamo tutti nati nello stesso giorno di diversi mesi. Che i numeri della nostra famiglia vogliano dirci qualcosa?

Lasciando da parte la numerologia, quello che mi ha entusiasmata è appunto il ruolo delle coincidenze nelle nostre vite: ci lanciano segnali su come portare avanti il nostro destino e sta a noi coglierle e afferrarle al momento giusto, lasciandoci la libertà di scelta fino in fondo.

Questa sorta di principio di autodeterminazione era stato già analizzato con grande anticipo da Platone nel mito di Er. Nella Repubblica si parla a proposito di metempsicosi: le anime dopo la morte vengono estratte a sorte per scegliere con ponderatezza in quale nuova vita reincarnarsi, considerando il proprio vissuto di errori e di sbagli, facendone tesoro per migliorare e quindi scegliendo una vita in qualche senso contraria. La citazione scelta a questo proposito dall’autore è davvero illuminante…

I personaggi

Io amo follemente i libri corali, con molti personaggi di cui mi piace annotare i nomi e le famiglie di appartenenza e qui certamente abbondano! Non solo il nostro filosofo postino, moderno Mercurio, ma tutti i protagonisti sono ben caratterizzati, dal nome e cognome ben preciso e accompagnati da una personalità genuina.

Con uno stile un po’ verghiano e un po’ pirandelliano e anche con un accenno camilleriano, con cui il paragone pare inevitabile, troviamo quindi, nell’ambiente calabrese, accanto a Pepè Mardente più bello di Marcello Mastroianni e a Teresa Speranò più bella di Claudia Cardinale, Rocco Melina, il tipografo di Girifalco, classe 1889, un artigiano tanto anziano e devoto al suo lavoro quanto abile e capace a cesellare formelle e stampini, che

se mai avessero allineato tutti gli stampini ne sarebbe venuta fuori una Colonna Traiana un pochino più modesta

Lulù, il matto del villaggio e infine Feliciuzza Combarise , la mia preferita, la madre che abita in una via fuori stagione per quelle acacie dell’indirizzo che a Girifalco non si trovano e che aspetta notizie del figlio. Proprio a Feliciuzza è dedicata la pagina più bella dell’intero racconto, la lettera umana fatta di muti sguardi, dignità e riconoscenza.

La potenza delle lettere 

Scrivere una lettera su una bella carta, ricercata e delicata, ha sempre un suo fascino che nessun altro dispositivo elettronico riuscirà mai a eguagliare. Soprattutto riceverle è una gioia vera: si mescolano insieme l’attesa per l’arrivo del postino, l’ansia nel controllare la cassetta della posta, la sorpresa, la curiosità di leggere subito. Scrive Domenico Dara facendo parlare il postino:

Si potrebbe scrivere un libro su come le persone aspettano i postini, e coglierne, dai modi dell’attesa, lo stato d’animo, le sensazioni, i pensieri.

Cosa mi ha colpito più di ogni altra cosa in questo libro?

La bellezza dello scrivere lettere, esercizio che purtroppo oggi non apprezziamo più. Anch’io in gioventù ero solita scrivere lettere a mano, mi piaceva molto, mi sembrava un esperimento di terapia psicologica e in effetti in queste pagine, con l’episodio centrale della narrazione, viene sottolineato il potere quasi salvifico della scrittura; di più, ne viene esaltato il ruolo di valvola di sfogo e di aiuto importante e chiarificatore insieme.

Ho imparato alcune cose leggendo questo libro

  • Le persone più folli a volte sanno dimostrarsi decisamente sagge, anche quando suggeriscono di andare a pescare pezzi di ricambio sulla Luna;
  • Ogni piccolo abitato è in realtà un vero microcosmo;
  • Ricominciamo a scrivere lettere, ricominciamo a cercare in città le buche in cui depositarle, ricominciamo ad aprire una busta! E andiamo a mangiare una bella fetta di ciambella con qualche patata e peperone arrostito!

Di lievito in lievito

Visto che la naturale vocazione del lievito madre è quella di uscire dalla abitazione di nascita per essere condiviso e condividere, ecco alcune letture lievitate collegate a Breve trattato sulle coincidenze:

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello non ha bisogno di presentazioni. I rimandi pirandelliani alle avventure del postino solitario sono numerosi (il tema della ricerca del vero, l’identità doppia o rinata, i paradossi) e il collegamento con Mattia Pascal/Adriano Meis mi è sembrato lampante.
  • Tutti i nomi di Josè Saramago, pubblicato nel 1997 è citato in quarta di copertina. Il signor Josè, forse tra i pochi personaggi dello scrittore portoghese ad avere un nome proprio, conduce un’esistenza di umile e puntiglioso impiegato in un ufficio di registro, senza prospettive o esaltazioni: un parallelismo interessante con il postino.
  • Appunti di meccanica celeste di Domenico Dara. Il suo secondo libro, candidato al Premio Strega nel 2017, è ambientato negli stessi luoghi del trattato e racconta di alcune nostre vecchie conoscenze, come Lulù. Io un giro a Girifalco lo rifarei molto volentieri.

È tutto. Buone letture lievitate!

R.

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