Consigli per scrivere una recensione 3: opinione

 

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Ciò che non può mancare in una recensione è sicuramente la prospettiva personale di chi la sta scrivendo, quindi nel leggere una recensione ciò che stiamo cercando è proprio la sua opinione.

E’ normale che ciascuno di noi si sia formato attraverso il suo bagaglio di emozioni ed esperienze, che inevitabilmente influiranno in modo soggettivo nel recepire una storia mentre ne stiamo leggendo le pagine. E’ altrettanto ovvio che nel recensire quella storia si possa essere portati a parlare sinceramente, ad esempio esponendo eventuale affezione o pregiudizio nei confronti in primis dell’autore. Per una buona recensione è preferibile vestire le proprie opinioni personali di un velo di obiettività.

“Ognuno porta in sé la propria concezione del mondo, dalla quale non può facilmente disfarsi.” (Henri Poincaré)

Al di là di aspetti strutturali quali scalettatrama, una recensione realizza la sua funzione proprio nell’esprimere la propria opinione, ma non è detto che ciò debba avvenire in modo spassionato, come se si stesse facendo una confidenza ad un amico o si stesse scherzando al bar. Il giudizio critico necessita di non essere condizionato da sentimenti che possano recare pregiudizio alla storia senza riguardarla direttamente, così come non necessita influenze dovute ad eccessivi entusiasmi.

Ciò su cui deve focalizzarsi la recensione è principalmente la storia e come viene narrata, in un’analisi generale dei contenuti e di come sono stati confezionati. Durante le mie letture mi capita sempre di chiedermi, tra le prime impressioni, se la scrittura sia lieve, se ne risulti fluida la lettura e se pertanto la narrazione sia lineare. Questo elemento spesso ha determinato la mia decisione di proseguire o meno nella lettura. A volte ho provato a dare una seconda occasione al testo, ma se non scatta subito una sintonia è difficile che si possa recuperare, un po’ come avviene in amore.

La storia ha soddisfatto le aspettative?

Le opinioni in una recensione sono solite occuparne la parte finale, la conclusione, che include anche l’imprescindibile valutazione personale. Chiudendo l’ultima pagina e poi la copertina è inevitabile essere avvolti da una sensazione che dipende da diversi fattori.

Leggere il finale ci porterà immancabilmente a riflettere sul cerchio che si è appena chiuso, le impressioni che questo ci lascia sulla pelle, le riflessioni che siamo portati ad elaborare e persino i ricordi che tutto ciò ha evocato. Tutto ciò innesca in noi un automatico meccanismo d’esame, una stima su cosa ci ha lasciato e come ciò si pone rispetto alle aspettative che nella storia abbiamo riposto.

“È quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.” (Stephen Hawking)

I protagonisti si sono comportati nel modo che ci aspettavamo? Hanno operato le scelte che stavamo valutando anche noi insieme a loro? La narrazione ha mantenuto vivo il nostro interesse senza farci intuire il finale? E’ arrivato il tanto atteso colpo di scena ben piazzato a stravolgere i nostri piani, oppure tutto si è limitato a scorrere banalmente fino a giungere ad una telefonatissima conclusione? Che tipologia di finale è stato adottato e questa particolare scelta ci ha soddisfatti, ha apportato la miglior chiusura dell’arco narrativo?

Collegamenti esterni

I meccanismi che scattano nella nostra mente sono spesso inspiegabili, per cui cogliere un collegamento tra il testo che stiamo leggendo ed altre opere che conosciamo può essere certamente casuale ed innato, ma è molto probabile che sia stato proprio questo l’intento dell’autore.

“Non puoi aspettare che arrivi l’ispirazione. Devi andarne in cerca con un bastone.” (Jack London)

Proprio da quel collegamento mentale può essere nata l’ispirazione per quella parte della trama ed è semplice immaginare che uno scrittore tragga spunto da tutto ciò che lo circonda, per cui ogni forma d’arte influenza le altre. Immagini, citazioni, film, tutto può concorrere alla creazione di un’idea e quindi di una storia, al pari di una sinfonia o di un dipinto.

“Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.” (Vincent Van Gogh)

Ci sono anche delle domande più articolate che un lettore più sgamato verosimilmente può porsi, ad esempio considerare gli elementi che un libro dovrebbe avere, sia in generale che in comune con altri libri. La copertina è ben ragionata e quindi frutto di un intervento professionale? E’ percepibile l’intervento di un editor nel testo? La storia è ben strutturata e quindi presentata nella maniera migliore?

L’ultima considerazione, che sicuramente ci riguarda tutti, lettori, editori, critici, nessuno escluso, non può che essere di carattere sia qualitativo che un pizzico venale: il prezzo del libro è adeguato al prodotto finale ed a come quest’ultimo è stato presentato?

Sono queste le principali domande che mi pongo al termine di una lettura. Quali sono le vostre?

A.

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